NADJA

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Chi sono io? Se per una volta mi rifacessi a un proverbio: in fondo potrei forse domandarmi semplicemente qui Je hante: chi frequento, chi infesto. Debbo riconoscere che questa espressione mi porta fuori strada […] Dice molto di più di quello che vuol dire, mi attribuisce da vivo il ruolo di un fantasma, implica evidentemente un’allusione a ciò che ho dovuto cessare di essere per essere colui che sono […] L’idea che ho di “fantasma” con quanto comporta di convenzionale, sia nell’aspetto, sia nella sua cieca subordinazione a certe contingenze di ora e di luogo, vale innanzitutto, per me, come immagine finita di un tormento che potrebbe essere eterno. Può darsi che la mia vita sia essa stessa un’immagine di questo genere, e che io sia condannato a tornare sui miei passi anche quando credo di esplorare, a cercare di conoscere quel che dovrei semplicemente riconoscere, a apprendere una Continua a leggere

"2666", di Roberto Bolaño

Dopo aver finito di leggere "2666" di Roberto Bolaño, dirò del suo libro ciò che consiglia Georg Christoph Lichtenberg, di cui l’autore amava gli aforismi:"Ciò che un grande imbecille dice di un libro sarebbe sopportabile se lo dicesse in tre parole."

Dunque, in tre parole: questo scrittore ha le palle che fumano.

zs.

"Il suo senso della congiura aveva risvegliato in me una particolare ondata di empatia. […] Li perdoniamo per la capacità che hanno avuto di mettersi a distanza, di programmare il silenzio contro di noi, di – in sostanza – farci fuori."

White Noise, Don DeLillo.
Tullio Pironti Editore, 1987.
pag. 252.